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Teatro a Vanvera #3 A spasso nel tempo

October 30, 2017

Teatro a Vanvera è un laboratorio teatrale sopra le righe. Si gioca, si cambia ci si scopre, ci si sorprende, ci si racconta storie e talvolta si cercano finali alternativi, si allena la consapevolezza, lo stare in gruppo, e non ultima, la serenità. Ogni settimana un piccolo report, dal Teatro Alfa, che ci ospita dietro il suo magico sipario rosso.

 

Oggi vogliamo provare a giocare con il tempo.

Spesso sembra non bastare, correrci dietro, poi si dilata e ci intrappola, ma stasera abbiamo un'idea: immaginiamo un magico telecomando in grado di portare avanti il nastro della nostra storia di almeno 40 anni. Dove saremo? Che cosa avremo realizzato? Quali rinunce? Quali sogni? Quali successi e quali rimpianti?

D. si offre per interpretare uno strano scienziato dal nome impronunciabile, in grado di far compiere un viaggio nel futuro ai "fortunati" avventori. Il viaggio tuttavia non segue le regole che anni di film e fantascienza ci hanno insegnato: il viaggiatore avrà modo di incontrarsi e conoscersi nel futuro, parlarsi, capirsi, potrà fare domande e decidere se tornare o rimanere con il sé invecchiato del futuro.

E. incontra una signora molto anziana e acciaccata, interpretata da S. La donna le racconta di aver lasciato il marito per un toy boy turco. Ha inoltre abbandonato il suo vecchio lavoro per mettere su una cooperativa di carcerati che coltivano vigne e producono vino, ortaggi e frutta. Ha avuto due nipotini. Grazie alle nuove tecnologie le due riescono a mettersi in contatto con il nipote che ha seguito le orme della nonna fondando una Cooperativa in Veneto. E. resta affascinata dall'incontro e decide di rimanere nel futuro.

G. si incontra nei panni di un anziano hippy con parvenze femminili (interpretato da C.) che racconta di aver messo su un florido commercio legato all'arte funeraria, incidendo con dovizia di particolari le bare dei defunti. Parla di aver avuto parecchi fidanzati e fidanzate e di aver sperimentato una chirurgia di ultima generazione che permette di veder coesistere nel proprio corpo, organi e fattezze maschili e femminili. G. si spaventa, non è contento e, turbato, chiede di tornare indietro.

C. ritrova una vecchietta, interpretata da M. che dice di aver avuto 12 figli da uomini diversi. Non si è mai sposata perché era sempre troppo indecisa. Ha smesso inoltre di fare l'infermiera per dedicarsi a una scuola di pittura dove ha scoperto il valore delle opere del suo maestro, decidendo così di ucciderlo per arricchirsi con la vendita dei suoi quadri. C. non apprezza la piega presa dalla sua vita e decide di tornare indietro, determinata a cambiare il corso degli eventi.

 

Vedersi nel futuro non è facile e in questo gioco vi è la difficoltà in più di essere interpretati dagli altri partecipanti: alcuni sono partiti da caratteristiche di personalità del protagonista per costruire una storia coerente, altri si sono lasciati trasportare, esasperandone difetti e peculiarità. Il tutto ha suscitato talvolta rifiuto, talvolta immediata sintonia, curiosità, spavento. 

 

di sicuro in ciascuno di noi ha generato una domanda.

 

E tu, come ti vedi tra quarant'anni?

 

 

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