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I 7 volti della fame

December 23, 2017

“Ah dopo questa giornataccia, mi merito proprio una bella pizza”

“Ero arrabbiata con lei e ho fatto fuori un pacco di biscotti”

“non so perché ma continuavo a mangiucchiare, nonostante fossi sazia”

 

Alzi la mano chi non ha mai pronunciato o pensato cose simili!

Mangiamo ansiosi e preoccupati mentre i pensieri più angoscianti si affollano alla mente, mangiamo annoiati di fronte alla TV o alla bacheca di Facebook, mangiamo perché è freddo, perché è stata una giornata tremenda, perché lei non chiama, perché lui non risponde. Mangiamo perché è ora di colazione, mangiamo perché non ci vogliamo pensare. 

E Il cibo smette di essere unicamente la risposta che diamo al nostro bisogno di nutrirci. Diventa lo strumento che usiamo per premiarci, distrarci, evitare di dire, fare, pensare, "sfogarci", distaccarci da un'emozione intollerabile, sentirci meno soli.

 

L'impulso a mangiare nasce, secondo Jan Chozen-Bays, pediatra e monaca buddista autrice della Dieta Mindfulness, da sette tipologie di fame che si alternano in misura differente a seconda delle circostanze di vita. Scopriamole insieme.

 

FAME DEGLI OCCHI

 

Alcuni alimenti ci sembrano bellissimi. Ci basta osservarli per avere l'acquolina in bocca. Prima di mordere un biscotto prova a domandarti: quanto sono attratto dal suo aspetto? Vi capita mai di svuotare un piatto senza attenzione? Probabilmente, se concentrassimo la nostra totale attenzione su quello che stiamo facendo e sulla pietanza che abbiamo davanti, non ne sarebbe felice solo lo stomaco ma anche la vista, il cervello e le sensazioni che i nostri occhi inviano a tutto il corpo.

 

FAME DEL NASO

 

Il nostro olfatto rappresenta uno dei più potenti ricettori che abbiamo. Siamo indaffarati, distratti, ma un odore ci raggiunge e tutto il corpo si prepara a quell'assaggio. Fermiamoci, annusiamo, magari a occhi chiusi. Sintonizziamoci sul desiderio prodotto dal profumo. è la base di un vero pasto consapevole.

 

FAME DELLA BOCCA

 

10.000 papille gustative a nostra disposizione: la bocca riconosce sapori e consistenze. Tuttavia detesta la fretta. Diamo un morso. Assaporiamo. In che misura è il sapore a determinare il nostro prossimo morso.

 

FAME DELLO STOMACO

 

Vuoto o pieno? Difficile da riconoscere, questo tipo di sensazione esprime il vero appetito. Ma non sempre mangiamo quando abbiamo fame. Spesso utilizziamo il cibo come valvola di sfogo, per soddisfare il bisogno di placare emozioni quali la noia, l'ansia, la rabbia. 

Se rinunciassimo alla fretta potremmo imparare realmente cogliere i messaggi del nostro corpo. incrementando la nostra consapevolezza ed evitando gli attacchi di “finta fame”.


 

FAME DELLE CELLULE, O DEL CORPO

 

Cosa desidera il nostro corpo? Di cosa ha bisogno, quali nutrienti? Proviamo ad espandere l'attenzione dallo stomaco al resto delle nostre cellule e cogliamone i messaggi. Scopriremo che è molto difficile ma possibile, soprattutto quando siamo a digiuno!

 

FAME DEL CUORE

 

E’ collegata agli affetti. Fin da bambini scopriamo il potere apparentemente consolatorio del cibo. Inoltre la nostra memoria è piena di ricordi che legano indissolubilmente piatti speciali a persone, luoghi ed emozioni piacevoli. Così capita che un'emozione ci induca a cominciare o continuare a mangiare. Il cibo, però, non riempe questi bisogni affettivi. Non placa la rabbia, non consola. 

 

FAME DELLA MENTE

 

Credenze, giudizi, preoccupazioni, dubbi: la mente produce pensieri anche durante i nostri pasti, frapponendosi alle reali sensazioni della nutrizione. A volte è il motore che innesca il pasto: "è ora di mangiare", "è giusto che mangi, me lo merito proprio". E ancora, vi capita? Diamo un morso e la mente inizia a parlarci.“Dovrei mangiare diversamente”, “non esagerare”, “Questo non dovrei mangiarlo”. Il troppo controllo della mente su ciò che si mangia non è utile ai fini di un pasto consapevole. Si genera ansia e spesso si insinua un senso di fallimento.

Altre volte ci distraiamo, siamo con il corpo seduto a tavola ma con la testa al lavoro o all'ufficio postale. Porta l’attenzione al cibo, riconducila dolcemente a sapori, profumi e sensazioni ogni volta che inizia a vagare, anche cento volte se necessario. 

 

Ancora una volta, la mindfulness ci suggerisce di stare (e sostare) nel momento presente per scoprire quale strada intraprendere e quale azione compiere in funzione del nostro benessere, sospendendo il giudizio su noi stessi e sviluppando una piena concentrazione. Mangiare con consapevolezza impreziosisce i piccoli gesti quotidiani e restituisce al cibo la sua funzione primaria di nutrimento e sostentamento, oltre ai suoi molteplici significati. Il cibo è vita, tradizione, cultura, piacere, incontro, scoperta, condivisione. Il cibo è festa.

 

Non vi resta che riconoscere quale tipo di fame determina in misura maggiore i vostri pasti.

E buon appetito!

 

“When you are eating, eat. When you are walking, walk. When you are bathing, bathe. When you are working, work. When you are in a group, or a conversation, focusyour attention on the very moment you are in with the other person. When you are thinking, think. When you are worrying, worry. When you are planning, plan. When you are remembering, remember. Do each thing with all of your attention.”

 

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